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Ibrahima Dieng

       "Ho continuato a vivere innumerevoli incontri che si sono trasformati in amicizia
e in occasioni di aiuto ricevuto e donato. Sono cresciuto con l’idea che ogni persona quando viene al mondo non ha nulla, può solo riceve quello di cui ha bisogno. Io sono stato fortunato, ma non sono meglio di altri..."

LA MIA STORIA

 Sono arrivato in Italia nel 2001, a 23 anni, con l’idea di aiutare la mia famiglia e il mio paese. Non avrei voluto abbandonare la mia terra, ma vedere gli altri che avevano trovato lavoro in Europa o in America e riuscivano a sostenere le proprie famiglie in Senegal mi ha spronato a fare lo stesso.

Il mio viaggio della speranza è stato segnato da rischi e problemi ben noti, da sempre documentati nelle cronache: tanti sacrifici per racimolare i soldi per affrontare l’impresa (sostenuta anche da mio zio che si è fatto pignorare l’auto per contribuire), e una vita da clandestino al limite della sopravvivenza una volta arrivato in Italia. Non mi sono rivolto a nessuna organizzazione che procura documenti e il primo periodo è stato durissimo, cominciando a fare l’ambulante a Pisa vendendo accendini, fazzoletti, calzini, senza capire una parola e senza riuscire nemmeno a contare i soldi guadagnando poco o niente.

Ci sono stati momenti in cui piangevo e volevo tornare a casa. Invece, dopo un po', ho cominciato a farmi una clientela in cui mi volevano tutti bene e c’erano persone che tutti i giorni compravano qualcosa. Ho incontrato gente buona che mi ha aiutato.

Il mio paese e la mia famiglia hanno continuato ad alimentare la mia speranza, e ogni giorno facevo in modo che la stessa scintilla che alimentava la mia fiducia fosse visibile a tutti, nella voglia di rendermi utile e nell’amicizia che cercavo e cerco tutt’ora di ricambiare.

Ho incontrato persone speciali che mi hanno aiutato a uscire dalla precarietà e che mi rincuoravano dicendomi che ero un bravo ragazzo. Il titolare dello storico negozio di biciclette di Pisa, che aveva imparato a conoscermi, mi spiegò che senza un lavoro regolare sarei stato espulso e senza uno stipendio fisso non avrei potuto chiedere un mutuo.

 

Dopo qualche tempo mi assunse lui stesso. In realtà non stava cercano nessun lavoratore per la sua attività, ma pur di aiutami mi ha fatto un contratto di mezza giornata e io non stavo fermo un attimo: lavavo il pavimento, le finestre e cercavo di imparare il mestiere. Ancora oggi, dopo 18 anni, lavoro lì a tempo pieno. Ho continuato a vivere innumerevoli incontri che si sono trasformati in amicizia e in occasioni di aiuto ricevuto e donato. Sono cresciuto con l’idea che ogni persona quando viene al mondo non ha nulla, può solo riceve quello di cui ha bisogno. Io sono stato fortunato, ma non sono meglio di altri. Tutte le volte che mi sono trovato in difficoltà, anche per problemi economici, la prima persona che ho contattato mi ha aiutato. Sono convinto che sia stato grazie alle mie preghiere e alla mia fiducia. E non prego solo per me ma anche per chi mi incontra e ha bisogno di una mano, così che possa trovare in me la stessa disponibilità immediata che anche io ho ricevuto. So che chiedere non è bello, ma se sei al limite, se non sai come risolvere un problema speri solo in un amico che ti viene incontro.

 Sono stato fortunato. Non ho scelto io dove nascere e nemmeno la religione. Sono mussulmano e prego lo stesso Dio che preghi tu. Ho scelto però di intraprendere questo viaggio e di mettermi in prima linea su molti versanti. Sono diventato vicepresidente della Comunità senegalese e vice dell’Unità migranti di Pisa. Mi sto impegnando anche nell’esperienza del Banco Farmaceutico che organizza la raccolta di medicinali inutilizzati, ma preferibilmente integri, da distribuire ai disagiati. Proprio il responsabile del Banco di Lucca, Roberto Aiello, si è attivato per realizzare il mio sogno e tramite suo figlio, che lavora a Milano per l'INTER S.O.S. fratelli Introini, il titolare ha donato l’ambulanza da destinare al Senegal.

Quando ero un bambino mia madre mi raccontò di aver assistito al parto di una donna su un autobus, perché l’ospedale era distante e non era riuscita a raggiungerlo in tempo. Questo ricordo e la consapevolezza delle necessità del mio paese mi spingono a cercare il modo migliore per risolvere tali mancanze. L’ambulanza partita dall’Itala è stata attrezzata anche di un’incubatrice procurata dall’ospedale di Livorno, 7 barelle e 102 confezioni di farmaci inviati dal Centro Missionario Medicinali di Firenze. Le occasioni che ho avuto e la catena di solidarietà che si è creata mi ha donato anche molte amicizie. Sono grato per tutti questi incontri e per le possibilità che continuano a succedermi.

Mi sono iscritto a una scuola superiore e vorrei andare all’università. Sono cittadino italiano dal 2017 e sono stato candidato alle ultime elezioni comunali a Pisa. Con il mio lavoro pago il mutuo per la casa e sono riuscito anche ad aiutare la mia gente. Ho comprato quattro ettari di terra in Senegal dove ho realizzato una fattoria con un pozzo profondo 50 metri, una pompa d’acqua, pannelli solari e 400 alberi di limoni. Ora ci vivono 4 famiglie, ma immagino e desidero di fare molto altro, non solo per il Senegal, ma per tutta l’Africa.

Sono diventato un “missionario” e tanti mi regalano cose necessarie: farmaci, computer o altro da spedire e ogni volta faccio un video che invio per documentare che tutto è arrivato a destinazione, così che tutti si possano sentire coinvolti. Col passare del tempo spero di poter migliore molte situazioni.

 Credo che l’immigrazione non possa essere solo l'abbandono della propria terra, una fuga, ma sia la possibilità di trovare risorse per creare lavoro e sviluppo nel proprio paese. Il mio sogno più grande è tornare a casa per sempre.

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